La società cinese Bitmain, specializzata in mining di Bitcoin avrebbe generato profitti per circa 4 miliardi di dollari, più di Nvidia e altri colossi del tech.

In un tempo non lontano bastava un normale computer per minare Bitcoin, oggi per rendere quest’attività veramente profittevole servono apparecchiature molto più potenti e decisamente più costose.

La potenza dell’hardware serve a risolvere complicatissime operazioni matematiche necessarie a validare le transazioni in Bitcoin. Ogni volta che un computer convalida una transazione riceve un premio di 12,5 Bitcoin, che al cambio attuale sono circa 125mila dollari.

Viste le cifre di cui si parla è evidente come oltre a singoli miner che magari si dotano di computer potenti o appositi hardware per cercare di minare il più possibile, ci siano anche dei gruppi professionali e vere e proprie fabbriche dedite al mining.

Pare che ad oggi circa l’80% di queste realtà si trovino in Cina, grazie al basso costo dell’energia elettrica. Tra le “miniere” cinesi più note c’è Bitmain, azienda fondata nel 2013 da Micree Zhan e Jihan Wu che nel 2017 ha fatto registrato profitti compresi tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. In 4 anni Bitmain ha superato il fatturato di colossi del tech come Nvidia, che hanno alle spalle oltre 20 anni d’attività.

Secondo gli analisti di Bernstein, la maggior parte dei proventi di Bitmain verrebbero però non dal mining di Bitcoin, ma dalla vendita di hardware per il mining.

Ad ogni modo, il fatto che nel 2017 il Bitcoin abbia raggiunto il record storico di 20mila dollari, di sicuro ha fatto molto bene agli affari di questa azienda.

Bitmain punta poi anche ad entrare nel mondo dell’intelligenza artificiale, così da diversificare le sue attività. Inoltre visto che la Cina è piuttosto ostile alle criptovalute, si sta aprendo anche ad altri paesi con una nuova mining pool che è stata già lanciata in Israele. Altre verranno presto aperte in Svizzera e Canada e oltre che minarci Bitcoin vi verranno estratti anche Ether e Monero.

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