Un tempo a Gondo si scavava per cercare oro. Oggi nel villaggio di montagna vallesano, che conta appena una quarantina di abitanti, vi è chi cerca di estrarre una nuova ricchezza, minando criptovalute.

Negli ultimi tempi, il sorprendente aumento di valore dei Bitcoin ha spinto molte persone in tutto il mondo a lanciarsi nella corsa all’oro 2.0, minando criptovalute, ovvero estraendo queste nuove monete matematiche, attraverso calcoli sempre più complessi.

Oggi ci sono almeno 1000 valute digitali e il loro numero aumenta di giorno in giorno. Molte di queste spariranno senza lasciare traccia e non aumentando mai di valore, altre potrebbero replicare e magari superare i clamorosi successi del Bitcoin.

Gli appassionati delle nuove monete decentrate si dicono convinti che alcune di loro potranno rimanere e prosperare come e forse più dei Bitcoin, riscrivendo le attuali regole economiche.

A Gondo è ormai lontano il tempo in cui mezzo migliaio di cercatori d’oro tentavano la loro fortuna, scavando tra le rocce delle montagne. Oggi la “miniera” è online e si estraggono criptovalute che spesso valgono molto più dell’oro o altri metalli preziosi.

La società svizzera Alpine Mining proprio nel paesino vallesano ha una delle sue strutture. Non assomiglia ad una miniera, tra luci lampeggianti, grovigli di cavi e server ronzanti, ma è qui che lavorano i nuovi minatori.

“Gondo può contare su una fonte di energia sostenibile e rispettosa dell’ambiente e un prezzo dell’elettricità molto interessante”, queste le parole di Ludovic Thomas, co-fondatore con Christophe Lillo di Alpine Mining. Questo aspetto è senza dubbio particolarmente importante, tenuto conto dell’acceso dibattito sul consumo di elettricità legato al mining di criptovalute.

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